La mia Patagonia 25/01/06

La mia Patagonia 25/01/06

25/01 Il nostro traghetto per portarci dall’altra parte del fiordo Mitchell parte alle 10, quindi alle 9 siamo tutti nella caffetteria per una colazione a dir poco abbondante, senza considerare i 3 panini a testa con prosciutto, che prendiamo come scorta di cibo per la tappa di oggi. Sulla nostra strada ormai da 3 giorni incontriamo regolarmente una coppia di ragazzi Olandesi, che stanno viaggiando sulla nostra stessa rotta, ma con pick-up con letto annesso. Ci facciamo amicizia e anche nel breve tratto per attraversare il fiordo, parliamo di viaggi delle nostre avventure e dei nostri lavori.

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Alle 10:45 arriviamo sull’altra sponda, armiamo le bici e alle 10:59 esatte inizia quella che sarà la nostra ultima tappa, quella che ogni bikepackers sogna, quella che attraverso 3 estenuanti passi di montagna con il battito in gola la gambe che bruciano, il cuore gonfio di sangue e di emozioni, con le lacrime agli occhi dalla contentezza mista a nostalgia e senso di tristezza, ti conduce alla tanto desiderata meta: La fine della mitica Carretera Austral e precisamente nel pueblo di Villa O’higgins.

Dopo una ventina di km in pianura costeggiando il lato sud del fiordo Mitchell arriviamo a quella che con il senno di poi è da considerarsi la porta per  l’inferno, e cioè l’incrocio con la strada che porta al Ventisquero Montt.

Da qui in poi la strada costeggia i fiumi “Bravo” e “Colorado” prima di iniziare a salire per una serie di 3 passi di montagna consecutivi che non danno tregua ne alle gambe ne tanto meno al cuore. Le salite sono ripide e quindi anche le discese per riposarsi sono ripide e corte, in più visto il clima “l’assetto” dei vestiti da salita non può essere lo stesso che quello da discesa, quindi ogni volta che iniziano a pedalare giù dalle montagne dobbiamo coprirci per poi, spogliarci di nuovo dopo poco per affrontare di nuovo le salite. Questo tratto è considerato da sempre e da tutti i viaggiatori da nord a sud il più difficile di tutta la Carretera Austral. Gabriele avendo il ginocchio destro operato al menisco, è costretto a sottoporre il ginocchio sinistro ad uno sforzo eccessivo tanto da infiammarlo, per lui gli ultimi 60km sono stati davvero una agonia tanto da dover prendere un brufen e mettersi un cerotto di Voltaren sul ginocchio. Negli ultimi 20km ci accorgiamo con Martin che ci sarà un’altra salita abbastanza dura. A quel punto devastato dalla fatica decido che è giunto il momento di far entrare in gioco la testa e rischiare il tutto per tutto, questo significa gas aperto per 20km senza badare a dolori, fatica e emozioni, la parola d’ordine è gas aperto. Ho sentito che era la giusta maniera di coronare 10 mesi di allenamenti, sacrifici miei e della mia famiglia, il giusto modo di ringraziare chi mi ha supportato e sopportato, la giusta maniera di onorare una delle strade più dure dure al mondo, che per quasi 1500km ci ha fatto essere parte della sua storia.

Prendo un gel energetico e inizio a far girare le gambe come non avevo mai fatto in tutto il viaggio, nessuno riesce a tenere il mio passo, nemmeno Martin che in tutti i giorni passati insieme si è dimostrato una macchina più che un uomo, tanto da meritarsi il soprannome di “The Machine”.

La salita finale che avevamo visto sul gps, passa sotto le mie ruote come il più semplice dei falsi piani in discesa, intravedo il cartello 7km a villa O’Higgins, allora accendo la gopro e inizio a parlare delle mie emozioni e facendo vedere il panorama intorno a me.

La spengo mancano 5km decido di aumentare ancora il ritmo il cuore lavora in maniera fluida sento le gambe con ancora tantissima energia e allora “butto giù ” una marcia e scatto come se stessi facendo del Faltrek, per quelli che saranno gli ultimi 2km della Carretera Austral. 200 metri al villaggio accendo la gopro e filmo piangendo il mio arrivo al cartello “Bienvenido a Villa O’Higgins”

Ripercorro tutto il viaggio con là mente, fissando la strada, che come nel far west, attraversa il “Pueblo”. Un pensiero mi balena nella testa più di tutti, 10 mesi di preparazione per arrivare a questo memento, dove posso dire orgoglioso ce l’ho fatta !

Nel frattempo arrivano Martin, che aveva forato a pochi km dal villaggio e Tobia, un altro bikepacker tedesco che avevamo incontrato al mattino al cafè di Porto Yungai.

Foto abbracci e pacche sulle spalle si sprecano. Gabri e Jody sono rimasti indietro a causa del dolore al ginocchio di Gabriele, ma alla fine arrivano anche loro.

Nel frattempo mi vado ad informare sulle imbarcazioni che nei miei programmi avrebbero dovuto poetarci in direzione Argentina il giorno seguente. Ma in ogni viaggio che si rispetti l’intervisto è dietro l’angolo. All’ufficio del Robinson Cruise mi dicono: domani non partono traghetti causa vento. Questo rischia di scombinare i nostri piani per il trekking Torres Del Paine. Ma per il momento, le magie con la logistica, sono rimandate al giorno seguente.Nel frattempo troviamo alloggio in una splendida Cabana tutta in legno e molto curata : El Moro. Ormai tardi decidiamo di andare direttamente a cena senza doccia e senza cambiarci. Il tavolo era così composto:

3 Italiani, 2 Tedeschi e i 2 ragazzi Olandesi che stavano percorrendo la nostra stessa strada, ma in 4×4.

Dopo 5 minuti in tavola c’erano già più di 15 birre. La cena ovviamente si trasforma in un party per festeggiare la fine della Carretera Austral. Risultato: 38 birre in 7, con il conto delle bevande che ha doppiato nettamente quello del cibo. Completamente distrutti e ubriachi ci alziamo dal tavolo alle ore 1am facendo un rumore infernale, tra schiamazzi, battute e urla a caso, in pieno stile italiano. I 200 metri che ci separano dal nostro alloggio, da affrontare in bici, sono un concentrato di scene irripetibili. La povera gestrice della Cabana rimane a bocca aperta quando si vede arrivare 5 persone in bici completamente ubriache che vociano a pieni polmoni in mezzo ad un piccolo paese, che ha fatto del silenzio una delle sue prerogative. Palesemente innervosita ci conduce alle nostre camere, dove senza fare la doccia e con un minuto di stretching ci accasciamo sui nostri comodi letti, sapendo che domani ci aspetta un giorno di meritato riposo.

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