La mia Patagonia 16/01/2016

La mia Patagonia 16/01/2016

16/01 Mi sveglio piacevolmente riposato, credevo di essere distrutto, invece il mio corpo ha reagito bene. Per non sapere ne leggere ne scrivere, mi preparo 30 grammi di proteine in polvere prima di colazione, ovviamente dopo aver preso il mio multi vitaminico. Il mio organismo le assorbe in un attimo. Pronti per colazione. Uova, toast, burro e marmellata, un litro di caffè o quasi , succo di arancio e due panini con quello che loro chiamano prosciutto, mi sembra il san daniele, brutto segno inizia già la fame artificiale da fatica, quando mangeresti anche le ciabatte .

La mattinata scorre tranquilla, visto che piove e decidiamo di aspettare il miglioramento previsto nel pomeriggio per andare a fare il trekking al mirador (punto panoramico) del ventisquero.

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IL pomeriggio dopo pranzo (panini), contrattiamo (jody), un passaggio privato per l’entrata del parco e ovviamente anche il ritorno. Il prezzo ci soddisfa, montiamo. Dopo pochi metri incontriamo dei lavori lungo la strada, visto che questa parte della Carretera Austral è soggetta a frane. Il nostro ritmo diventa terribilmente lento, tanto da farci temere di arrivare dopo l’orario di chiusura del sentiero. Nel frattempo sulla strada vediamo i ragazzi israeliani della sera prima. Ragazzi dove andate? dice Jody, al Ventisquero Colgante rispondono loro. Bene volete dividere il passaggio con noi? Dopo una brevissima contrattazione sul prezzo, i ragazzi montano a bordo.

Dopo circa un’oretta e mezzo arriviamo al parco, paghiamo l’entrata, il nostro “autista ci verrà a riprendere tra 3 ore. Iniziamo l’hiking tutti insieme, dopo poco ci dividiamo, abbiamo ritmi diversi (noi più veloci)ma abbiamo da fare le foto e questo a volte ci rallenta.

Comunque il bosco che stiamo attraversando è magico, profumi e colori che da soli valgono l’intero viaggio. Ma l’arrivo al mirador è qualcosa che non scorderò mai. Una lingua di ghiaccio sospesa sul verde acceso delle chiome degli alberi sottostanti, bagnati dalla cascata d’acqua proveniente dal ghiacciaio. Mi fermo, entro in un rispettoso silenzio e ammiro. Qualche scatto di rito, inizia a piovere e si sta facendo tardi, giù di corsa. Gabri dopo 10 minuti di corsa in discesa nel bosco, si accorge di non avere la custodia della macchina fotografica al collo, dove dentro c’era uni dei due obiettivi. Lui e Jody scattano in salita per tornare al mirador a recuperarla. Io intanto resto li nel bosco a fare qualche foto con la macchina di Gabri.

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I due valorosi tornano indietro in un baleno, penso io: capperi che bravi. Tutti e tre iniziamo nuovamente a scendere con passo svelto. Le nostre movenze del corpo per un attimo, mi ricordano una scena del film dell’ultimo dei moicani. Diciamo che la mia mente sta dando i numeri … Ma è anche comprensibile visto il tipo di viaggio che stiamo facendo.

Il nostro “autista” è giù ad aspettarci. Arriviamo nel nostro ostello e ci mettiamo a cucinare, o meglio jody cucina un semplice ma ottima pasta al ragù. Io e Gabri abbiamo un acceso scambio di opinioni, che termina con una stretta di mano. Mangiamo facciamo il backup delle foto e andiamo a letto domani ci aspetta una lunga e faticosissima salita.

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