La mia Patagonia 17/01/2016

La mia Patagonia 17/01/2016

17/01 Oggi è il giorno del passo che ci condurrà al bosque encantado. La parola giusta per questa giornata è: Tosta. E la frase da ripetere come un mantra è: Non mollare.

La mattina dopo una colazione paurosa per quantità e calorie ingurgitate, andiamo alla ricerca di un passaggio saltare i primi 20 km di strada piedi di lavori e continue interruzioni. Lo troviamo, montiamo le bici sul furgone di un operaio che andava proprio verso quei cantieri.

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Anziché 20 km, il passaggio diventa di 25km e in una tappa del genere 5km possono fare la differenza. Scendiamo dal furgone scarichiamo le bici e io pronti via mi infilo in una di quelle strutture blu, coin porta bianca sul ciglio delle strade quando ci sono dei lavori in corso. Per dirla in parole povere, vado a fare i miei bisogni nel bagno mobile, di un cantiere sperduto nel sud del Cile.

Ok ora possiamo iniziare a pedalare. I primi km sono in piano costeggiando il fiordo Puyuhuapi. Ma è la classica quite prima della tempesta. Siamo ormai in prossimità della salita, la strada diventa sterrata, il tempo sta peggiorando. Scalo tutte le marce e capisco subito che il cambio rimarrà in quella posizione fino alla fine della salita. Inizia a piovere ma fa anche caldo, umido molto umido. Il ritmo è lento, la pedalata pesante, le gomme della mia bici, non sono assolutamente adatte a questa salita, ma non importa non voglio scendere, cerco di concentrarmi su altro. Improvvisamente un omino in lontananza, la strada sembra spianare, forse ci siamo ecco il passo. Dalla contentezza ci abbracciamo. Chiediamo informazioni al tipo, se si siamo in cima alla salita, la risposta è affermativa, esultiamo ci abbracciamo. Improvvisamente tutti i dolori spariscono Il peggio è passato. Contenti dell’impresa mangiamo due panini sotto la pioggia e ci rimettiamo in marcia. Subito ci rendiamo conto che, si il peggio è passato, ma non la salita non è totalmente finita. La pioggia si intensifica e man mano che arriviamo al vero passo, anche il vento diventa più forte. Eccoci finalmente in cima alla salita, questa volta stiamo davvero pedalando sul passo. Ci fermiamo per qualche foto artistica. Improvvisamente la mia bici cade e il gps sbatte in terra, da quel momento l’umidità inizia ad entrare sotto il vetro, andando a bloccare completamente il touch screen. Risultato non posso più usare il gps. Nel frattempo vediamo passare un ciclista in solitaria, completamente bagnato, noto che ha un buon passo, lo salutiamo e lui contraccambia, ma non si ferma tira dritto.

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Rimontiamo in sella, inizia il falso piano in discesa, stiamo passando accanto al bosuqe encantado. Infatti intravedo l’entrata del sentiero per gli escursionisti che si avventurano all’interno del bosco. Che voglia vorrei andare anche io, un momento sono su una bici, sto attraversando la carretera austral, ho appena compiuto una impresa sportiva e sto per divertirmi come un matto in discesa…ci ripenso non voglio andare nel bosco, voglio fare quello che sto facendo. Prima di puntare i miei occhi definitivamente verso la discesa, intravedo un overland truck gemellato enorme, in sosta proprio nel parcheggio all’imbocco del sentiero. È di colore giallo, guardo meglio ed è quello della Tucano viaggi, veramente bello penso.

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Ora però via a tutta birra in discesa, piove tantissimo, ci lanciamo il panorama è stupendo l’atmosfera è unica direi magica. Ho una adrenalina pazzesca, mi sento bene in pace con me stesso. Arriviamo ad una curva a gomito cin ampio spazio per parcheggiare e godere del panorama, ed incontrino un camerista tedesco. Un pazzo che stava viaggiando da solo con il camper da Sud a Nord del Cile. Scambiamo battute e impressioni, ovviamente ci facciamo una foto tutti insieme e via. La pioggia sembra seguire l’andamento della nostra altimetria. In salita pioggia battente, verso la pianura sereno. Eccoci a pedalare in pianura, il sole inizia a scaldare sul serio. Ci fermiamo, ci spogliamo, rimaniamo a torso nudo per fare asciugare i vestiti. Mi levo anche le scarpe ed i calzini, il sole picchia forte ed io mi sento una lucertola al sole. La tappa è ancora  lunga e non sappiamo che ci aspetta una ultima faticosa salita prima dell’arrivo a Villa Amengual.

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Siamo abbastanza in forma, io mi sento bene. Iniziamo la salita che ci porterà a destinazione. E’ veramente lunga, ma ormai abbiamo il pilota automatico. Mancano 3 km e incontriamo un gruppo di ciclisti, uno dei quali è un signore di quasi 70 anni che proviene dalla Garfagnana. Un toscanccio come noi. Una parola tira l’altra e in lontananza vedo il cartello Villa Amengual. Siamo arrivati una tappa da 90 km e quasi 2000metri di dislivello in salita. Sono le 8 di sera e ancora il sole alto, che bellezza.

Il villaggio è un paesino di montagna con pochissime case e quindi pochissimi alloggi, ma circondato da una natura stupefacente. Siamo fortunati troviamo posto all’ostello “El Indio”, una topaia gestita da figlia e padre burbero con tratti da indio. L’alloggio comunque è in pino stile avventura e quindi in linea con le nostre aspettative. E poi avere un letto è un lusso.

La routine è sempre la solita, divisione delle camere, io stanotte dormo da solo, integratori, doccia e a cena. Per cena andiamo nell’altro alloggio del paese, dove fanno anche ristorante. La cena è squisita, ma i litri di birra che tracanniamo sono come il nettari degli dei. A tavola la stanchezza si fa sentire, ma anche la fame e quindi porzioni triple. Tornati nei nostri alloggi crolliamo nelle nostre brande. Visto l’assenza di riscaldamento nella mia camera, mi copro con tre coperte molto spesse e la notte trascorre via liscia, senza problemi di temperatura, consapevole che domani sarà la tappa più facile di tutto il viaggio

 

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