Prossimo sfida: Tour Du Mont Blanc …Bikepacking in solitaria

Prossimo sfida: Tour Du Mont Blanc …Bikepacking in solitaria

Dopo aver attraversato in bici Patagonia, kenya e Tanzania e fatto trekking sperduto nella catena dell’Alto Atlante in Marocco, era arrivato il monento di pensare ad un viaggio che mi costirngesse a confrontarmi con le mie paure, con le mie debolezze e che infine se portato a termine mi facesse sentire di aver avuto un accrescimento interiore.
Una esperienza di vita, fatta di ostacoli da superare, per rendersi conto che il vero viaggio è il percorso e non la meta. Il percorso del quale sto parlando, mi porterà ad attraversare la Mongolia in solitaria in bici nel 2018, con tratti di canoa e trekking senza nessun supporto per un totale di 4000km.
Gli obbiettivi sono sia di natura materiale che spirituale, tutti rivolti allo scopo di capire di che pasta sono fatto e di dimostare che con l’impegno e la dedizione chiunque può raggiungere traguardi inimmaginabili. Una delle prime prove che mi sono imposto di superare è l’abitudine alla totale solitudine in situazioni di forte sterss mentale e stanchezza fisica aggiungendo il fatto di dover essere totalemente indipendente. Questo significa ninete rifugi per dormire ma solo la mia tenda e pasti cucinati da me con l’ausilio di attrezzature da camp.  Il “teatro” dove andrà in scena questa mia prima prova è il Monte Bianco e precisamente il famoso e impervio Tour du Mont Blanc affronatato in bikepacking.

Vi scrivo alcuni dati tecnici del bikepakcing
Lunghezza: 174km
Salita Totale: 8000 metri
Punto più alto: 2537 metri
Traccia Singola: 50%
Tempo da spingere la bici: 20%
Difficoltà (scala da 1-10): 9
E’ stata la sua fama e la sua leggenda a spingermi a scegliere questa imponente montagna come prima sfida del percorso che mi porterà ad attraversare la Mongolia nel 2018.
La leggenda della cima regina delle Alpi dice che nel ventre del Monte Bianco si annidino gironi di creature malefiche che nel corso dei secoli sono state confinate lì da celebri santi. Senza mai trovare pace, proverebbero di continuo a sfondare le pareti della montagna nel tentativo di tornare a dominarla.

Valanghe mortali, crepacci immensi, temperature rigide e insidie d’ogni tipo gli avevano fatto guadagnare il nome di “Mont Maudit” (monte maledetto). Un monte che oltre a mietere vittime, aveva piano piano inghiottito tutto ciò che lo circondava, pascoli, case, boschi sotto una enorme coltre di gelo.

Ma le leggende spesso nascono da avvenimenti reali infatti dal 1300 in poi, colate di ghiaccio si estesero del Monte Bianco fino a valle per chilometri e chilometri, era l’inizio della Piccola Età Glaciale. Gli abitanti dei villaggi erano perosne gentili e ospitali che terrorizzati  cercavano in ogni modo di placare la ira della montagna. Forse grazie alla loro bontà che la maledizione del Mont Maudit ebbe fine, grazie a buon’anime di santi celebri, di spiriti buoni, che nei secoli si succedettero nell’abitare o soggiornare ai piedi della montagna.

Forze benigne che pian piano indebolirono le forze del male e aprendo la strada ad un potente mago che, traverstito da semplice viandante, grazie ad un incantesimo rinchiuse tutte le creature sataniche nel torrione del Dente del Gigante, conosciuto storicamente anche con il nome di “Gargantua”. San Francesco di Sales, vescovo della valle dell’Arve, nel XVII secolo iniziò a chiamarlo nei suoi scritti con il beneaugurante nome di “Mont Blanc”.

Un nome che alla fine fece scendere un’aura buona su questa maestosa montagna, simbolo di tutto l’arco alpino. Ma batate bene che gli spiriti del male, da lassù, non se ne sono andati, sono solamente sepolti tra le rocce e le nevi perenni. E il loro incessante scalpitare continua ad aprire gole e provocare la caduta di valanghe sui versanti della montagna.

Monte Bianc

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